Oblio o Memoria?
Oblio del dolore o memoria della verità per aver fiducia della bellezza?

Ho alcune riflessioni che vorrei condividere con voi sul conflitto profondo tra oblio delle esperienze dolorose ed emersione della memoria della sofferenza allo scopo di osservarla dalla prospettiva della bellezza della verità.
E’ uno dei temi più profondi dell’uomo, che si ripete in ogni ambito dell’esistenza, per le guerre, per le lotte sociali, per il dominio delle masse, le rivoluzioni, per la gestione se così si può dire delle relazioni e per il cambiamento di lavoro, di vita, per ogni tipo di argomento che implichi il mantenimento di un ideale di bellezza e pace… sorge sempre lo spettro del dolore in background nello sfondo, la necessità di mantenere in memoria il dolore, ma naasconderlo alla consapevolezza, dimenticare il ricordo dell’umiliazione della sconfitta, pur mantenendo la certezza di “aver avuto ragione”, di essere stati vittime…

se vuoi apprifondire vai all’articolo su La Vittima Interiore: https://www.lucasilvestri.it/vittima-interiore-e-risveglio/

Il conflitto profondo tra oblio delle esperienze dolorose e orientamento alla bellezza, all’amore, al ricordo della Fiducia Fondamentale, é uno dei temi più profondi dell’uomo, che si ripete in ogni ambito dell’esistenza, per le guerre, per le lotte sociali, per il dominio delle masse, le rivoluzioni, per la gestione se così si può dire delle relazioni e per il cambiamento di lavoro, di vita, per ogni tipo di argomento che implichi il mantenimento di un ideale di bellezza e pace… sorge sempre lo spettro del dolore in background nello sfondo, la necessità di mantenere in memoria il dolore, ma naasconderlo alla consapevolezza, dimenticare il ricordo dell’umiliazione della sconfitta, pur mantenendo la certezza di “aver avuto ragione”, di essere stati vittime (vedi l’articolo su Vittima Interiore e Risveglio) vedi: https://www.lucasilvestri.it/vittima-interiore-e-risveglio/


Per avanzare verso una nostra presenza chiara e cristallina al cospetto con l’esistenza, nell’esperienza che chiamiamo: “Essenza”, ci imbattiamo prima o poi con l’alternanza o la lotta tra questi due atteggiamenti fondamentali: l’oblio di dimenticare la sofferenza e la memoria di aver ricevuto amore, fiducia, conforto, calore umano.
in un certo senso è una scelta che facciamo quotidianamente, anche se non consapevole, di pendere verso l’oblio o la memoria, l’oblio del dolore e della frustrazione associata alle esperienze brutte e dolorose, oppure mantenerle in memoria, alla luce della coscienza ed essere tenuti a dare loro un nuovo significato, esssere responsabilizzati nel trovare un senso evolutivo, spirituale, di crescita interiore.

Anche durante una terapia psicologica o un Lavoro di sviluppo interiore, arriviamo sempre a quel bivio esistenziale tra l’oblio della memoria del dolore, con l’inevitabile scissione interna tra verità e realtà, cioè a diventare capaci di dare un senso a quel dolore.
Se scegliamo la memoria del dolore si aprono le porte del piacere e dell’amore per noi stessi, ripristiniamo l’unione dei principi di verità e realtà e possiamo rimetterci in gioco ad un nuovo livello percettivo, si aprono le opportunità di evolvere partendo dalla verità della memoria, possiamo apprendire da quelle esperienze fatte, possiamo elaborare una nuova visione della nostra vita, la sua elaborazione funzionale al piacere di vivere.

Ad esempio, nel procedere nella giungla delle difficoltà quotidiane implica delle valutazioni, considerazioni, intuizioni, scelte, che spesso sono dettate da stimoli-risposte automatici, richieste ambientali di essere adeguatamente performanti, di “fare” certe cose, se no arrivano le critiche, le punizioni emotive e non solo.
la disputa accade tutta interiormente e alle volte essa si estende all’esterno, manifestandosi come fastidio, scocciatura, risposte antipatiche, scortesia, fino a vera e propria rabbia e violenza.
Questo comportamento apparentemente dovuto da incompatibilità caratteriale nella relazione o da insoddisfazione personale, è causato da una funzione biologica importantissima, la quale ha il compito di gestire in automatico “l’adattamento alle richieste del clan” contrapposte all’autodeterminazione verso la soddisfazione di riunificare, riunire, ri-amare noi stessi e il mondo in cui viviamo.
Tali bisogni di riunificazione interiore sono quelle spinte chiamate anche ricerche spirituali, aspirazioni culturali, necessità emotive o altro, che di fatto cercano di mantenere in equilibrio le compensazioni alle ferite o lacune interiori, ferite emotive o esperienze dolorose fissate nella memoria un costante tentativo di riunificare le parti interiori e di dare loro un senso coerente… per sopravvivere abbiamo bisogno di una coerenza e la ricerca di dare un senso alle emozioni dolorose e al ricordo di questo dolore, impotenza, incapacità, insensatezza è il fine del percorso di sviluppo spirituale comenlo intendiamo nella Sacra Pratica della Presenza, che mira a riconoscere la dimensione dell’Essenza come “già esistente”, ovvero esistente a prescindere dal dolore o piacere, esistente come origine identitaria dell’essere.

La crescita personale o spirituale o qualsiasi altro nome le si voglia dare, consapevolezza psicologica ecc., non è altro che la risultante di questa scelta di optare per la memoria e lasciare che l’oblio arrivi spontaneamente una volta dato senso vitale al dolore ricevuto.

L’uscita dall’identificazione con la vittima interiore è la condizione biologica che sprigiona vitalità, da un lato compensa in modo sano le ferite memorizzate osservandole da una prospettiva più adulta, forte, piena di risorse, consapevole di aver la fiducia e di essere della stessa natura della FIducia Fondamentale, dall’altro lato elimina la cancellazione o meglio l’insabbiamento e la messa in stand by delle memorie dolorose che serviva allo scopo di mantenere l’approvazione del clan/famiglia ( i like), che usualmente cerca sempre di insabbiare e creare distanza da ogni forma di dolore e fastidio.

Che sia il partner o il gruppo politico, religioso o di amici, non conta, la soddisfazione dei bisogni di realizzazione personale come individuo senziente ed autonomo, ovvero il risveglio del Primate e la coscienza della propria origine divina, implica l’accettazione del piacere come condizione di diritto di nascita e non per merito e questo richiede una scelta consapevole tra oblio come nascondiglio del dolore e dell’umiliazione di non aver potuto difendersi da esso e memoria come consapevolezza della possibilità come adulti di elaborare il dolore e di poterlo osservare da una prospettiva della Fiducia FOndamentale.


Questo asse biologico di sopravvivenza-evoluzione emotiva, deve gestire da un lato la memorizzazione di eventi ed esperienze dolorose che potrebbero ripetersi, per tentare di evitarli in futuro, inoltre mantenere il proprio rango/immagine/reputazione all’interno di quello specifico gruppo/partner per evitare il rischio implicito o dichiarato di venire esclusi, o semplicemente svalutati, perdendo, quello che oggi sono i “Like”, i consensi, e dall’altro lato, sviluppare, la fiducia di poter realizzare una vita veramente dignitosa di essere vissuta, orientata al riconoscimento del diritto alla felicità e alla pace, quello che gli alchimisti chiamavano la “Grande Opera”, ovvero la piena realizzazione di se stessi al di là di dogmi o ideali, unicamente come “fusione amorosa” con il Tutto.

Questa funzione biologica è sensata sia per l’evoluzione della specie, sia per la sopravvivenza pura e semplice, il nostro DNA ha acquisito l’estrema rilevanza nel rimanere all’interno di un clan/famiglia, perché fin dagli arbori della comparsa dell’uomo, rimanere fuori di un clan/famiglia significava la morte certa in breve tempo! Questo si è associato ad emozioni di paura e di sensi di colpa, nonché poi a razionalizzazioni per riuscire a recuperare mediante il meccanismo delle scuse e della prostrazione o accettando/subendo punizioni di vario genere che neutralizzavano l’aver osato mettere a rischio la “comunità”.

Quindi è normale per chi inizia un percorso di auto-esplorazione interiore, di crescita, di emancipazione dei propri meccanismi automatici che creano inibizione allo sviluppo individuale, sentire paura o sensi di colpa e sopratutto di essere dentro al conflitto tra oblio del dolore e memoria della fiducia.
Non appena la nostra personale percezione del pericolo, ovviamente mediata dalle nostre reazioni emotive agli stimoli ambientali, dalla nostra storia emotiva e dall’educazione assimilata, capta il più lieve rischio di essere giudicati negativamente da chi ci sta vicino e funge da clan, e ricevere da loro un “dislike” un giudizio di antipatia, dissenso, o simili, il sistema di difesa dal dolore si attiva immediatamente e tenta di archiviare il ricordo o l’aspettativa della solitudine e del pericolo che biologicamente implica essere soli.

E’ vero che possiamo chiaramente contrastare questa reazione automatica con vari stratagemmi consapevolmente, ma questo implica molta fatica, per controllare le emozioni e la lodo dinamicità l’unica soluzione di sopravvivenza è essere innaturali, falsificare le percezioni, cercare di spostare l’attenzione altrove rispetto a ciò che sta emergendo: questa è la base di tutto il processo automatico che impedisce alla coscienza di essere presente, ovvero il meccanismo di mantenimento del sonno del Primate.


Controllando le nostre reazioni emotive, possiamo per esempio, fingere o minimizzare con varie strategie mentali l’impatto della reazioni interna, come la disistima, l’auto-giudizio, la colpevolizzazione ecc. ma senza veramente riuscire a modificare alla radice il meccanismo, che, ripeto, è biologico e automatico.
Alla luce di questa scoperta biologica e funzionale della dipendenza ai “like” sociali e della sensatezza di questo meccanismo di adattamento conservativo, possiamo comprendere l’oggettiva difficoltà di “crescere spiritualmente” o emanciparsi dai nostri comportamenti considerati obsoleti, negativi, dolorosi, insani o limitanti la nostra vera creatività, l’espressione del nostro più alto amore per la vita, la possibilità concreta di sanificare l’esistenza, che per quanto breve, potenzialmente potrebbe essere un’esperienza piena di meraviglia, amore, sensatezza e spontaneità.

Crescere è difficile fino a quando non si vedono chiaramente questi meccanismi e gli si da loro il nome che spetta: condizionamenti limitanti!

Il meccanismo funzionale di sopravvivenza-emancipazione, genera una corrente d’energia tra la funzione di oblio a scopo di sopravvivenza diminuendo l’energia investita nel ricordo e dall’altro lato memorizza le esperienze benefiche di speranza, amore e piacere fisico, questo crea un conflitto, una dicotomia funzionale, una contraddizione tra funzionalità naturali, aumentando lo stress per il la gestione e contemporaneamente il mantenimento degli opposti: più si apre lo spiraglio della Fiducia Fondamentale e più la paura del dolore emerge, per questo motivo la maggior parte degli aspiranti al decondizionamento rinuncia propiro quando un certo benessere e una certa fiducia si sono stabilizzati, non vedono l’ora di “essere arrivati” e di potersi sedere tranquillamente nella loro zona confort.
Io stesso ho sperimentato nel percorso di purificazione e decondizionamento, questa fase, dove si creano tensioni fino a quando non si vedono le cause e le si eliminano, tensioni profonde che energono e diventano coscienti, anche a livello muscolare, che possono, certamente essere eliminate manualmente, ma se si cerca l’oblio attraverso il massaggio estemporaneo, poi si riaccendono e ricompaiono fino a quando non si eliminano le cause alla radice, ovvero non si da loro un nuovo senso vitale, di crescita verso qualcosa di più grande.
le cause sono i condizionamenti sociali, educativi formativi, religiosi, politici e di ogni altro tipo, che hanno creato quel set di abitudini automatiche che mantengono in essere l’anestesia alla sofferenza, l’oblio da un lato e la desensibilizzazione all’amore e alla percezione della meraviglia, dall’altro lato, la sfiducia alla propria potenzialità di amore dall’altro lato.


La vita come primate non contempla meravigliarsi di esistere!
Le cause sono tutti quei presupposti non verificati personalmente sulla propria pelle e non confrontati con l’esperienza diretta dell’Essenza, della presenza nel qui e ora senza condizionamenti, non ci sono altre possibilità di capire o intendere la liberazione, è necessario sperimentarla e solitamente serve l’aiuto di un altro che l’abbia appunto sperimentata, ma non solo, che sia in quella condizione mentre ci guida verso essa.


Per la diminuzione stabile della sofferenza e il reale superamenteìo delle ferite dell’anima, ho constatato che serve ben altro che qualche strategia furba per auto-ipnotizzarsi che tutto va bene, serve piuttosto un allenamento costante a memorizzare le esperienze luminose, gratificanti e di guarigione, sviluppare nuovamente la fiducia che vale la pena investire per questa “utopia dell’anima”, che la libertà dalla sofferenza è una realtà e si può riconoscere veramente, che ci possiamo concedere il tempo necessario pr tale utopia.

Questo nuovo atteggiamento risultante dal riconoscimento della nostra Vera Essenza, fa emergere sempre più in primo piano la percezione della FIducia FOndamentale, quella sicurezza basica che sorge quando esistiamo senza conflitti interiori, nell’unità di coscienza: essere a proprio agio su queta terra a prescindere dalle nostre qualità, bravura, azioni, bontà, privilegi o buona volontà.

Mantra: Sono già perfetto sin dalle origini!

La lotta interna si svolge tra OBLIO E MEMORIA: l’oblio serve all’organismo per abbassare temporaneamente la sofferenza e la consapevolezza della sofferenza, la memoria serve a mantenere dentro se stessi la coerenza, la coscienza della Fiducia Fondamentale.

L’OBLIO DEL DOLORE
La funzione di “Oblio” è una sorta di memorizzazione al contrario, dove quello che c’è in memoria rimane scritto in una sorta di libro interno, ma viene archiviato in uno scaffale in una stanza buia e polverosa della coscienza, lo scopo è quello di dimenticare, GIUSTO QUELLO CHE SERVE PER DESENSIBILIZZARE LA PERCEZIONE DELLA FERITA/DOLORE, MANTENENDO AL CONTEMPO LA MEMORIA DELLA FERITA IN MODO DA EVITARNE LE FUTURE REITERAZIONI. Il meccanismo funziona ovviamente come adattamento, non è perfetto e implica un costo molto alto dal punto di vista della qualità di vita, ma per la Natura la priorità è la sopravvivenza e per il nostro DNA emotivo, il giudizio del clan/famiglia è dominante rispetto a qualunque altra componente di auto-realizzazione personale o spirituale, anzi, in alcuni casi, la scalata sociale, viene percepita come la priorità assoluta per sopravvivere!
L’oblio dunque serve a dimenticare “in parte” e mantenere il dolore in un equilibrio instabile raggiunto dalla funzione di adattamento, da questa osservazione si spiega la difficoltà che troviamo nel intraprendere, prima e nel procedere, poi verso una più ampia espansione di coscienza, che abbia come obiettivo la spontaneità e una vita più facile e meravigliata dalla presenza dell’aspetto Divino.
L’oblio insabbia, nasconde, protegge, mistifica, rende tutto il più possibile omogeneo e nebuloso, cerca continuamente uno status quo, una zona confort, il resto lo fa l’apparato di difesa del territorio che gestisce le priorità di azione, il lavoro, le necessità per la sopravvivenza.

Per emanciparci da questo inevitabile “karma”, da questo input biologico dovuto alle esperienze dolorose passate, è necessario sviluppare una memoria vivida dell’amore, del fatto che la Fiducia Fondamentale esiste veramente e che lottare per la libertà dai condizionamenti che ce la vietano e che ce la nascondono, che lottare per la libertà è naturale e fa parte del nostro diritto per nascita!


Cosa ci serve, allora?
Ci serve una memoria sgombra da paure, sensi di colpa, e dolore repressi, senza questi pre-requisiti ogni sviluppo interiore è solo un paravento ulteriore al dolore interiore, un’ulteriore tentativo di insabbiare maggiormente la memorizzazione della sofferenza vissuta e memorizzata, è l’oblio.
Dalla mia esperienza personale, per procedere con una certa sicurezza di aver successo, è necessario sgombrare il campo dei ricatti sociali, dei sensi di colpa subdoli, dei dogmi religiosi, delle regole autodistruttive, dei valori acquisiti senza averli verificati sulla propria pelle, delle reazioni automatiche di ritiro e auto-svalutazione, dei comportamenti coatti o ripetitivi, delle abitudini auto-distruttive, insane o auto-lesive, di tutto ciò che la società, la religione, la cultura, l’educazione famigliare, la formazione scolastica o professionale, hanno sedimentato nei decenni di vita e che il nostro adattamento alla sopravvivenza nell’ambito sociale ha progressivamente accettato come un “compromesso necessario ” un costo per essere accettati, dobbiamo vederci questi condizionamenti e portare alla luce il dolore sotto di essi nel aver dovuto abdicare in cambio di riconoscimenti e “like”.

LA MEMORIA DELA BELLEZZA
Il processo di decondizionamento non deve essere per forza violento o di grande impatto sulla nostra vita, anzi, io consiglio un approccio soft, incentrato sullo sviluppo della capacità di conoscersi, vedersi, comprendere cosa succede veramente nel nostro organismo dal punto di vista emotivo, allenarsi gradualmente a comunicare efficacemente tra le varie funzioni di difesa e di emancipazione, sviluppare la facoltà di auto-rigenerazione e auto-affermazione, di sviluppare l’io adulto nel determinare cosa si vuole e che priorità dare ai nostri obiettivi, sviluppare nel contempo il gusto del bello e del piacere e del meravigliarsi di poterselo concedere.
Allenarsi per fare esperienza dello stato di “illuminazione” cioè per essere UNO, senza conflitti, dubbi, sensi di colpa, insomma sviluppare un grado sufficiente di sana autostima e auto-determinazione per avventurarsi oltre l’oblio.
Sarà che per forza un percorso contro-.corrente… almeno dal punto di vista della socialità già acquisita, forse all’inizio riceveremo meno like e più dislike e forse il clan ci emarginerà, forse, ma ci faremo nuovi amici e “fratelli” di Dharma, compagni nuovi per condividere il prcorso verso la nostra autonomia e libertà dai condizionamenti.

Il nuovo gruppo è veramente utile sempre che sia di sostegno nel procedere verso la scoperta e il superamento dei personali condizionamenti e per emanciparsi dalla propria storia emotiva limitante e dolorosa.
L’oblio e la memoria continueranno a funzionare? Certo, ma sviluppando esperienze costruttive, amorevoli, di fiducia e speranza, l’oblio diminuisce, fino a scomparire, rimarrà in stand by come molte altre facoltà naturali, senza dare fastidio e la memoria potrà essere riempita sempre più di sensazioni di meraviglia, amore, senso di essere uniti con il tutto, percezione dell’immensità dell’Universo e avere tutto questo in primo piano.

Che la tua mente possa esserti d’aiuto a renderti conto che non serve esasperare la conoscenza e che la Fiducia Fondamentale è insita in te.

Om
Luca